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Progetto Racconti di Storia e Memorie
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Wednesday 18 Jul 2018
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Progetto Racconti di Storia e Memorie PDF Print E-mail

TRACCE

II^ Edizione

Racconti di Storia e Memorie

6 ottobre 2012

Sala Auditorium Istituto Comprensivo

Monte San Pietro

Associazione culturale La Conserva

Cinerana – La Rana dalla Bocca larga

ANPI – sez. di Monte San Pietro

Progetto

 

Racconti di Storia e Memorie

 

 

Paul Ginsborg, dell’Università degli Studi di Firenze, scrive che:

 

“….La Storia ha sicuramente un legame oggettivo con i fatti, un legame che può spingerla a godere di una assimilazione al metodo scientifico vero e proprio, poiché essa non può prescindere dalle fonti, dai documenti, dalle testimonianze, che possano fungere da prove, giustificando qualsiasi tipo di spiegazione storica. Esse sono fonti che dovrebbero essere pubblicamente consultabili e controllabili………….. Ma il metodo storico è anche un metodo narrativo: la Storia racconta vicende, non presenta i fatti come il semplice esito di connessioni causali, ma come il frutto di scelte, di idee e di valori umani. …………..Gli eventi storici hanno sicuramente bisogno di essere riportati alla propria materialità, al loro semplice accadimento, ma rappresentano anche scelte e dimensioni della vita umana soggettiva e la loro comprensione richiede che essi vengano fatti nostri immaginativamente.”

 

A quasi settanta anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale parlare degli eventi storici di quel periodo è ancora fonte di divisioni tra storici, non certo rispetto ai belligeranti, a chi ha vinto e a chi a perso, quanto invece sui comportamenti dei singoli, sull’importanza dei Partigiani nel determinare l’avanzata degli alleati al nord, sulle rese dei conti a guerra finita e ancor più pregnante la questione del Revisionismo e del Negazionismo relativi all’Olocausto.

Non è  quest’ultimo tema in discussione, che da solo occupa storici e intellettuali da oltre mezzo secolo, impegnati a confrontarsi con quanti attraverso le riletture dei fatti storici in chiave negazionista vogliono dare fiato a fantasmi del passato che permangono nelle società europee, pronti a riemergere ogni qual volta se ne presenta l’occasione.

Vogliamo invece, dare il nostro contributo all’affermarsi delle memorie dei singoli individui, dei loro ricordi, delle loro scelte, della quotidianità che lì portò lontano dalle famiglie loro malgrado, per farli entrare nella Memoria collettiva del paese.

Oggi diventa sempre più importante, per il cittadino dei giorni nostri, per il giovane, lo studente, per i nuovi italiani che pur venendo, talvolta, da terre lontanissime, apprendono a scuola la nostra storia e si confrontano con la cultura della terra dove hanno scelto di vivere, per diventare cittadini. Avere, allora, gli strumenti per riconoscere e per leggere correttamente le memorie e i segnali di un determinato territorio diventa prioritario per la convivenza tra italiani e italiani, tra italiani e nuovi italiani.

 La televisione, grande formatrice delle coscienze, spettacolarizza la storia, con l’effetto di appiattire laddove invece servirebbe sottolineare le differenze e rispettare le vicende umane.  Il ruolo del racconto personale, la forma del diario come strumento di indagine sociale da utilizzare per approfondire alcuni momenti storici di una comunità.

Come raccontare la Storia?  Le testimonianze personali che ruolo hanno per lo storico?

Con quali strumenti nel corso degli anni la didattica della storia, rivolta alla scuola, ma anche al pubblico adulto, si è attrezzata, integrando ai documenti storici, l’utilizzo della forma del diario personale, la dedicazione di luoghi alla conservazione della Memoria e del Ricordo, la messa a punto di nuovi strumenti come il diorama vivente (laboratorio teatrale per l’insegnamento della storia), solo per citarne alcuni.

Queste sono alcune domande alle quali vorremmo dare una risposta con una tavola rotonda, nella quale sia possibile mettere a confronto le fonti che vengono utilizzate per lo studio della storia e quali le metodologie didattiche per la divulgazione.

 

Alla tavola rotonda  dal titolo: “ RACCONTARE LA STORIA – Metodologie e strumenti per la divulgazione della Storia”, sono state invitate alcune figure che con la storia e la divulgazione hanno un rapporto quotidiano:

  • Mira Roberta, Simona Salustri (ricercatrici dell’Università di Bologna);
  • Patrizia Cuzzani (Museo della Resistenza di Bologna);
  • Massimo Turchi (Associazione Linea Gotica – Officina della Memoria);
  • Anna Maria Pedretti (Libera Università dell’Autobiografia);
  • Luca Novarino (Ass. Banca della Memoria Onlus – Progetto Memoro Chieri – Torino)

 

All’incontro, seguirà lo spettacolo a due voci, immagini e musica:

 

DIARI – MEMORIE PARALLELE

Lettura dei diari di

Giuseppe De Franceschi e Gian Carlo Stracciari

a cura di Marinella Manicardi

ccompagnamento musicale di Paolo Buconi

 

Due diari, due vite parallele, di due giovani, nati e cresciuti nella provincia di Bologna, a non molti chilometri di distanza, che pur facendo scelte diverse, hanno tuttavia contribuito a scrivere la storia della nazione e quella delle loro comunità.

Gli avvenimenti personali sono la partenza per questo viaggio nella storia e nella memoria, due diari, il primo “Va e trona – Diario di un ramo di vita in Germania – 7/10/44 – 8/9/45” scritto da Giuseppe De Franceschi; il secondo “ Giorni perduti – Diario di un movimentato e drammatico periodo della mia giovinezza – 30/11/43 – 24/4/45” scritto da Gian Carlo Stracciari.

 

La forma del diario rivela la parte più intima dell’autore, gli avvenimenti personali s’intrecciano con i fatti di rilievo sociale, come la guerra e raccontano anche del “sentire” della comunità.

 

Nel primo diario, Giuseppe de Franceschi racconta la sua deportazione, dopo il rastrellamento avvenuto a Monte San Pietro il 7 ottobre 1944.

Come tanti altri “rastrellati” del territorio di Monte San Pietro, viene deportato in Germania a lavorare per le industrie belliche tedesche nel campo di Wilhelmshof, località vicino a Brandeburgo sull’Havel. All’epoca aveva sedici anni e annotava su taccuini appunti della vita da prigioniero, le ore di lavoro, i pasti, le paure, la fame, la difficoltà di rapportarsi con una lingua straniera. Dopo undici mesi trascorsi in Germania, Giuseppe percorrerà con tutti i mezzi gli oltre 1500 km per tornare a casa.

 

Del tutto diversa, invece, la storia che è toccata al giovane Gian Carlo Stracciari.

Giancarlo, all'epoca dell'armistizio storico, aveva diciotto anni e stava per diplomarsi. Viene arruolato dal governo nella Repubblica di Salò e mandato verso il sud a fortificare la linea del fronte contro l’avanzata delle truppe angloamericane. Al momento della ritirata dei tedeschi a Cassino, senza più un comando cui far riferimento, sceglie di mettersi al servizio degli alleati come addetto al trasporto delle munizioni, poi in un ospedale da campo come portaferiti, sempre spostandosi verso nord. L’inverno del 1944 lo vede sulla linea Gotica, quasi a casa. Il nostro soldato rientra a casa quando infuriano le rese di conti tra partigiani e fascisti inevitabilmente sanguinose.

Sono storie entrambe poco raccontate, ma che meritano entrambe di essere conosciute per quel tanto di personale che le emozioni descritte suscitano nel raccontare l’allontanamento coatto dalla propria casa, la fame, il freddo, la paura, il lavoro coatto del primo, la resa militare, lo sbando e la nuova scelta che s’impone come inizio di qualche cosa di ancora indefinita ma che prenderà corpo qualche mese più tardi del secondo.

Emozioni di ieri ma rintracciabili anche nel presente se solo ci si lascia coinvolgere.

 

 

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