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Oggi le guerre si chiamano missioni di pace
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Tuesday 17 Oct 2017
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Oggi le guerre si chiamano missioni di pace PDF Print E-mail

La nostra proposta è di una serata con la cittadinanza per pensare insieme la tematica del no alle guerre e alle armi. Partendo dal periodo storico della liberazione d'Italia, dalla presenza dei fascisti e della dittatura per arrivare ai giorni nostri.

Come mai ancora oggi le armi vengono prodotte su larga scala e si creano conflitti per la loro produzione?

Come mai noi cittadini siamo obbligati a venderle e comprarle finanziandole in maniere subdole e a volte senza nemmeno saperlo?

A cosa servirebbero le armi se non ci fossero le guerre?

Come sarebbe il nostro mondo e la nostra quotidianità senza le guerre?

Sono domande semplici, sembrerebbero pensate da bambini, ma purtroppo ancora senza risposta.

Non siamo in grado di chiudere il capitolo violento che ci riesce a separare con così tanta precisione, non siamo capaci di trovare soluzioni diverse, quindi prendiamo atto della situazione mondiale e proviamo a proporre un momento di riflessione su questi temi.

Con l'aiuto della musica, del teatro, del video e della fotografia, di un banchetto con materiale informativo vorremmo vivere una serata insieme per dirci no alla guerra e alla produzione di armi e per sensibilizzare tutti sull'esistenza nella nostra costituzione dell'articolo 11 e dei suoi contenuti.

Oggi le guerre le chiamano missioni di pace, come ci siamo arrivati?

Cosa glielo fa pensare?

Una missione di pace per sistemare gli affari economici con ogni mezzo, senza nessun rispetto della vita umana e perché l'Italia continua a farne parte, nonostante la nostra costituzione non lo preveda?

Oggi la guerra è anche repressione, dei pensieri e dei diritti e nel nostro paese abbiamo guerre non ufficiali come il G8 di Genova 2001, come il 15 ottobre 2011 a Roma.

Nella nostra quotidianità è guerra anche quando un ragazzo è ucciso per strada, senza aver praticato l'illegalità, ma per abuso di potere dei suoi carnefici, si chiamano omicidi di stato e fanno parte della nostra guerra quotidiana, dove vengono armate persone in nome della legalità, ma che di legalità sanno ben poco se non nulla e applicano le leggi della nostra costituzione a piacimento loro. Sono questi momenti italiani che creano la nostra guerra, qui e oggi. A livello internazionale, invece, siamo costretti ancora a partecipare a guerre per il petrolio, per il coltan, per il deturpamento della terra e dei nostri diritti, per motivi religiosi, dalla Siria alla Palestina passando per il Congo e tantissimi altri luoghi coinvolti ancora oggi in conflitti bellici.

E la domanda è sempre una: siamo d'accordo o c'è chi lo decide per noi?

Proviamo, quindi, insieme a proporre questa serata a tema, per riflettere e tenere chiaro alla memoria che la guerra e la continua produzione di armi non è quello che vogliamo e i messaggi che vogliamo lanciare alle nuove generazioni sono di cambiamento ed evoluzione, altre soluzioni ci sono e possiamo praticarle quotidianamente per modificare lo stato attuale delle ingiustizie degli eventi bellici che coinvolgono ancora il nostro mondo.

 

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